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La Groenlandia attraverso l'obiettivo

4 giugno 2025|8 min read
«Non si può lasciare la Groenlandia senza esserne cambiati. Non ce la si può scrollare di dosso.»
«L’Artico non è soltanto spettacolare dal punto di vista visivo: è un’esperienza sensoriale completamente diversa. Il silenzio può essere assordante.»

Osservare gli orsi polari mentre cacciano, esplorare i fiordi e percepire l’assordante silenzio? Ex ingegnera formatasi a Stanford e oggi sostenitrice della Groenlandia, Arielle Montgomery condivide le sue riflessioni su fotografia, cambiamento climatico e modo migliore per vedere davvero la Groenlandia…

Ha visitato ogni località della Groenlandia. Che cosa significa per lei questo viaggio?

Arielle: Sono una completista, quindi sono una delle poche straniere e una delle pochissime americane ad aver visitato ogni località della Groenlandia. Più viaggiavo, più mi rendevo conto di quanto poco il resto del mondo conosca la Groenlandia, al di là degli iceberg e del cambiamento climatico. Più un luogo era remoto, più l’esperienza era gratificante. Nei villaggi più isolati mi sono ritrovata immersa in un modo di concepire la vita completamente diverso, e mi ha trasformata. Diciamo sempre che non si può lasciare la Groenlandia senza esserne cambiati. Non ce la si può scrollare di dosso.

Quali momenti con la fauna selvatica le sono rimasti nel cuore durante i suoi viaggi in Groenlandia?

Arielle: Tantissimi! Osservare da una distanza di sicurezza un orso polare che si avvicina furtivamente a una foca; ritrovarmi a circa tre metri da un orso polare, io e il mio cacciatore su una motoslitta; vedere l’aurora boreale danzare sopra un accampamento di caccia inuit; condividere il cibo con una famiglia in un insediamento remoto. Non saprei da dove cominciare, quando si parla di vita locale. Ho assistito a una caccia al beluga, e mi ha spinta a girare un piccolo film, intitolato 'It's hard to hear a whisper', sul fatto che molte persone non comprendono i diritti delle popolazioni indigene in materia di caccia. La forza degli inuit non è rumorosa: è silenziosa, perché per sopravvivere bisogna saper ascoltare l’ambiente. Alzare la voce non serve a nulla.

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Sembra un progetto davvero interessante. Può raccontarci di più?

Certo! Il progetto voleva mettere in luce come la rapida modernizzazione della Groenlandia e l’economia salariale abbiano fatto sentire inutili i cacciatori inuit e la loro insostituibile saggezza. Come i sussurri degli anziani non siano fatti per la vita in città. Il senso di identità culturale è forte nei villaggi remoti come Ittoqqortoormiit e Qaanaaq, mentre a Nuuk è molto più difficile sentirsi legati alla terra. Nei villaggi remoti la sussistenza è difficile da quantificare nelle statistiche, e quindi sulla carta questi luoghi risultano poveri. In realtà, però, sono ricchi di identità, ma le quote di caccia e lo scioglimento del ghiaccio marino rendono la sopravvivenza particolarmente difficile. Ci sono anche altre difficoltà, come il costo del mantenimento di una muta di cani e il fabbisogno alimentare degli animali. All’interno di ogni branco esistono dinamiche complesse, un po’ come nelle mandrie di cavalli, con una gerarchia. Non si può semplicemente aggiungere un cane qualsiasi al branco e pretendere che riesca a integrarsi o a essere accettato dagli altri. Stiamo studiando come rafforzare le mute di cani a Ittoqqortoormiit, perché alcuni dei giovani cacciatori non hanno ancora i propri cani, e questo sarà fondamentale per il loro sviluppo come cacciatori e per il loro reddito.

In che modo le culture tradizionali inuit si sono adattate alla vita moderna, e quali aspetti restano saldi?

Arielle: La tradizione della caccia è rimasta, anche se gli strumenti sono cambiati. L’adattamento più evidente è soprattutto la motoslitta 77. I legami comunitari restano incredibilmente forti. Ma adattarsi non è sempre facile, perché la rapida modernizzazione ha portato sfide come la perdita della sila, dell’identità, la carenza di alloggi e l’insicurezza alimentare.

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Scoresbysund è il sistema di fiordi più grande del mondo. Che cosa rende speciale questa zona per lei?

Arielle: La sua immensità. Ma è anche il luogo in cui ho vissuto molte prime volte: ho visto per la prima volta il ghiaccio marino, ho avvistato lì il mio primo orso polare, è il primo fiordo che ho attraversato con le mie guide su un percorso vergine, ed è stato il luogo in cui ho potuto camminare sul ghiaccio e toccare un iceberg, e anche il primo miraggio di fata morgana che abbia mai visto. Si possono trascorrere giorni senza incrociare un’altra nave. Gli iceberg qui sono enormi, e il paesaggio è quasi ultraterreno.

Dove i ghiacciai si muovono e la storia si scioglie

Quali incontri con la fauna selvatica si possono fare a Scoresbysund o nel Kong Oscar Fjord?

Arielle: Buoi muschiati, volpi artiche, lepri artiche, uccelli marini, narvali, trichechi e, forse, orsi polari. L’isolamento estremo fa sì che qui la fauna selvatica si comporti in modo più naturale.

Che cosa rivela della vita nell’Artico la visita al remoto villaggio di Ittoqqortoormiit?

Arielle: È una delle comunità più isolate della Groenlandia, dove la caccia di sussistenza è ancora fondamentale. Mette in discussione l’idea che ci si fa di che cosa significhi vivere nell’Artico.

In che modo la cittadina mineraria abbandonata di Ivittuut riflette il passato della Groenlandia?

Arielle: È stata l’unica miniera di criolite al mondo, fondamentale per la produzione di alluminio durante la Seconda guerra mondiale. Oggi è una città fantasma, che ricorda il ruolo della Groenlandia nella storia globale. Vorrei lasciarla così com’è, perché su questo tema sono di parte. Nel dibattito sul film sto dalla parte dei groenlandesi. Ciò che trovo più offensivo è l’ingiustizia di non condividere tutto questo con i groenlandesi, e la narrazione secondo cui la Groenlandia sia un centro di costo, che riceve sovvenzioni come una forma di beneficenza dalla Danimarca.

Che importanza hanno le mummie di Qilakitsoq, attualmente conservate al Museo nazionale della Groenlandia a Nuuk?

Arielle: Offrono uno sguardo sorprendente sulla vita degli inuit di tanto tempo fa. Lo stato di conservazione è davvero inquietante, soprattutto quello del neonato. Ci tornerò quest’estate, in un altro viaggio.

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La baia di Disko e l’isola disabitata di Skjoldungen si trovano entrambe sulla costa occidentale della Groenlandia: che cosa le rende così indimenticabili?

Arielle: Il ghiaccio della baia di Disko è surreale, tra i più fotogenici al mondo. Skjoldungen sembra un segreto, una natura selvaggia e incontaminata.

Ascoltare il silenzio che ruggisce

L’Ilulissat Icefjord è un sito UNESCO. Potrebbe raccontarci qualcosa in più al riguardo?

Arielle: Qui si trova uno dei ghiacciai più veloci della Terra. La portata del movimento del ghiaccio è senza eguali. È anche di una bellezza mozzafiato. Sermeq Kujalleq è il nome del ghiacciaio alla base dell’Ilulissat Icefjord, ed è davvero imponente. Il ghiacciaio è enorme: misura 6 chilometri di larghezza e 45 chilometri di lunghezza. Equivale a 66.000 campi da calcio. È noto per riversare in acqua ogni giorno una quantità di ghiaccio pari al consumo annuo di acqua dell’intera isola di Manhattan. Sermeq Kujalleq produce il 10% di tutti gli iceberg della Groenlandia.

Che cosa c’è di così speciale nel fare kayak nell’Artico?

Arielle: È il modo più vicino di stare a contatto con il ghiaccio senza esserci sopra. Si avverte il freddo, si sente il ghiaccio che scricchiola. È un’esperienza totalmente immersiva. L’Artico non è soltanto spettacolare dal punto di vista visivo: è un’esperienza sensoriale completamente diversa. Il silenzio può essere assordante.

Perché la fotografia è una parte così importante del suo lavoro?

Arielle: Uso la fotografia per raccontare storie che vadano oltre le solite narrazioni catastrofiste sui cambiamenti climatici nell’Artico. La fotografia è il mio modo di cogliere lo spirito della Groenlandia. Non riguarda solo il ghiaccio, ma le persone, il modo in cui la luce scivola sul paesaggio e la sensazione di trovarsi al limite del mondo. Vedere per credere. Si sente parlare dello scioglimento dei ghiacci, ma quando si vede l’immagine di un ghiacciaio che crolla o di un cacciatore inuit su una banchisa in movimento, l’impatto è completamente diverso. Spero che le mie foto creino un legame emotivo, facendo sì che le persone si preoccupino della Groenlandia non come di un campo di battaglia astratto del clima, ma come di un luogo reale, con persone reali.

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Ha fotografato alcuni dei paesaggi più remoti e spettacolari della Groenlandia. Quali consigli darebbe a chi spera di fare altrettanto?

Arielle: Scattate durante le ore d’oro, al mattino presto o alla sera tardi, quando la luce è morbida. Nei mesi estivi c’è molta luce: da giugno ad agosto c’è luce quasi 24 ore su 24. Le mie foto migliori della Groenlandia sono quelle scattate con il cielo coperto o durante i tour «di mezzanotte» in tarda serata. Personalmente preferisco di gran lunga la luce della sera. Cercate riflessi e proporzioni: un iceberg con uno Zodiac minuscolo nell’inquadratura racconta una storia più efficace del solo ghiaccio. E siate pazienti! Gli iceberg cambiano di minuto in minuto.

Ogni visita insegna qualcosa di nuovo

Che cosa la fa tornare nell’Artico?

Arielle: È il posto in cui mi sento più viva. Ogni visita è diversa. Ma sono affascinata dal modo di vivere degli inuit, e per questo torno soprattutto con le spedizioni culturali che organizzo, per imparare a staccare la spina e ritrovare me stessa. Quando torno dalla Groenlandia sono più brava a risolvere i problemi e un’amica migliore. Imparo moltissimo dalla saggezza degli anziani e osservando il ghiaccio in modi che non avrei mai immaginato possibili. Ad ogni visita mi addentro sempre più a fondo nella cultura groenlandese. È come se fossi una ricercatrice.

Che cosa rende la crociera di spedizione un ottimo modo per scoprire la Groenlandia?  

Arielle: L’accesso. Offre le migliori probabilità di avvistare la fauna selvatica. Molte destinazioni della Groenlandia sono raggiungibili solo via mare, soprattutto nei luoghi più remoti.

Qual è il consiglio di viaggio più prezioso che abbia ricevuto?

Arielle: Rispettate la terra, rispettate le persone e siate sempre pronti a un cambiamento improvviso del tempo. Non esiste il brutto tempo, esistono solo i vestiti sbagliati!

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