Il Sole, le stelle e oltre con la Dott.ssa Becca Robinson
12 agosto 2025|10 min read
«Mi piace accompagnare gli ospiti in ambienti nuovi e poter interpretare in tempo reale ciò che stanno vedendo.»
Sono poche le persone capaci di rendere la fisica solare così viva come la Dott.ssa Becca Robinson. Ricercatrice, esploratrice e straordinaria divulgatrice scientifica, viaggia per il mondo trasformando i misteri del cosmo in storie che tutti possiamo capire. Dalla perforazione di carote di ghiaccio in Islanda alla decodifica dei brillamenti solari con la missione MUSE della NASA, il percorso di Becca è stato un cammino fatto di curiosità, chiarezza e connessione. Il tempo che dedica alle conferenze nelle spedizioni artiche riflette la sua convinzione che esplorazione ed educazione procedano di pari passo. Continua a leggere per scoprire come Becca è arrivata all'astrofisica, che cosa l'aurora boreale può insegnarci sul Sole e perché porta con sé l'erica norvegese in ogni viaggio.
Ciao Becca! Cosa ha acceso per la prima volta il tuo interesse per il Sole?
Becca: Mi piace l'idea che tutto sia connesso: il nostro rapporto con il Sole conta, anche quando non ci pensiamo. Mi affascina il modo in cui plasma e campi magnetici interagiscono e generano le esplosioni solari, e come il campo magnetico terrestre ci protegge e poi filtra il plasma nell'atmosfera, dando vita alle spettacolari aurore. Questo legame appare al tempo stesso sacro e poetico, eppure profondamente fisico e matematico. Amo esplorare come ogni cosa possa essere molte cose insieme e restare comunque connessa: una verità profondamente umana e universale che plasma sia la mia vita sia il mio lavoro.
In che modo il tuo lavoro al SETI Institute si collega alla tua passione per l'esplorazione?
Becca: Il SETI Institute è stato fondato da persone che incarnano una grande passione per l'esplorazione e la curiosità, e oggi sono orgogliosa di seguirne le orme. Il mio compito al SETI è rendere accessibili a quante più persone possibile concetti scientifici complessi, e il modo più efficace per farlo è riconoscere e incoraggiare la curiosità naturale che abita in ognuno di noi. Se riesco a risvegliare la curiosità di qualcuno, questa persona si apre a esplorare e a imparare insieme.
Cosa rende così entusiasmante la missione MUSE?
Becca: Il Multi-slit Solar Explorer (MUSE) della NASA è una nuova sonda spaziale che raccoglierà il cosiddetto «spettro» della luce solare, in sostanza l'impronta digitale di una sorgente luminosa. Nel caso del Sole, rivela dettagli su temperatura, velocità, composizione e turbolenza del suo plasma incandescente. Di solito gli spettri vengono misurati con un'unica fenditura sottile che scandisce il Sole alla ricerca di eventi come i brillamenti solari, ma una sola fenditura non può catturare l'evoluzione completa di un brillamento, per quanto velocemente si muova. MUSE utilizzerà 35 fenditure per osservare l'evoluzione completa, nello spazio e nel tempo, delle esplosioni solari. Questo ci offre un quadro fisico molto più chiaro di come questi eventi si sviluppano e, con dati sufficienti, potremmo persino riuscire a prevederli prima che accadano, migliorando la nostra capacità di prevedere il meteo spaziale qui sulla Terra.
Viaggi che trasformano
Hai viaggiato molto per la scienza: c'è stato un viaggio che ti ha cambiata?
Becca: Poco prima di concludere il dottorato ho partecipato a una conferenza dell'Unione Astronomica Internazionale a Erevan, in Armenia. Oltre a godermi la possibilità di visitare un Paese così bello, ho imparato moltissimo sulla ricca storia astronomica dell'Armenia e ho stretto rapporti con colleghi che altrimenti non avrei avuto modo di conoscere. Mi ha ricordato che la scienza può superare confini e frontiere, se glielo permettiamo, e che avanza nel modo più efficace quando si collabora davvero.
In che modo le tue esperienze di ricerca nell'Artico influenzano il tuo lavoro nella scienza solare?
Becca: Può sembrare incredibile, ma queste attività vanno di pari passo! Le carote di ghiaccio che abbiamo perforato in Islanda sono servite da dati di partenza per simulazioni al computer del movimento dei ghiacciai, e quel movimento fornisce una base per capire come si muove il gas energizzato del Sole. Tutto ruota intorno al movimento dei fluidi, con presupposti e confini diversi per il ghiaccio e per il plasma.
In che modo vivere in Norvegia e lavorare in luoghi remoti come le Svalbard ha influenzato la tua prospettiva di scienziata?
Becca: Il ritmo della vita nei Paesi nordici è diverso da quello di altri luoghi. C'è una forte attenzione alla cura di sé, che sostiene una cultura della cura collettiva, così come il lavorare, il divertirsi, il consumare ed esistere a un ritmo sostenibile. Vivere lì mi ha insegnato a gestire il mio tempo con più attenzione e flessibilità, e così ho costruito basi più solide per soddisfare i miei bisogni fondamentali. Una volta soddisfatti questi bisogni, ho potuto investire nel mio lavoro scientifico da una posizione più stabile, sul piano mentale e fisico. Il lavoro conta, ma non si porta a termine senza prendersi cura dei propri bisogni fondamentali. E per essere un membro affidabile di qualunque gruppo, come i miei team di ricerca, devo prima prendermi cura di me stessa. In parole semplici: se io sto bene, possiamo stare bene tutti.
Rendere la scienza accessibile
Cosa ti ha spinta a tenere conferenze sui viaggi Swan Hellenic?
Becca: Avendo già lavorato su navi da spedizione artiche, sapevo di essere adatta a questo incarico. Mi piace accompagnare i passeggeri in ambienti nuovi e spiegare e interpretare in tempo reale ciò che stanno vedendo. È un'ottima occasione per approfondire davvero il significato di vivere nell'Artico e per comprendere meglio i sistemi naturali che lo circondano, e questa comprensione porta di solito a un rispetto più profondo per la natura artica.
Come rendi l'astrofisica entusiasmante per gli ospiti delle crociere?
Becca: Le immagini efficaci sono il mio strumento più importante! Non amo usare troppo testo, solo quanto basta per etichettare o spiegare ciò che le immagini mostrano. Cerco il giusto equilibrio nei miei contenuti: né così semplici da risultare noiosi o inesatti, né così complicati da perdere del tutto chi ascolta. Per fortuna, l'astrofisica offre un sacco di belle immagini!
Qual è stata l'esperienza di divulgazione più impegnativa e cosa ne hai imparato?
Becca: Durante la pandemia di COVID-19 ho trovato particolarmente difficile coinvolgermi a fondo nelle esperienze di divulgazione online. Mi è piaciuto realizzare video per YouTube e TikTok e ho apprezzato l'occasione di entrare in contatto virtualmente con un pubblico di tutto il mondo, ma per me l'energia non è la stessa. Sono stata davvero felice quando abbiamo potuto tornare a tenere conferenze dal vivo!
Aurore e atmosfera
C'è una storia sul Sole che affascina sempre il tuo pubblico?
Becca: Tutti sembrano apprezzare la storia dell'Evento di Carrington del 1859: spesso è proprio quella che qualcuno tra il pubblico conosce già! In quell'anno il Sole produsse un'enorme emissione di gas energizzato durante una potente esplosione di plasma. Ciò che la rese insolita fu l'enorme quantità di plasma e il fatto che fosse diretta esattamente verso la Terra. Quando la colpì, fece sì che i telegrafi degli Stati Uniti funzionassero senza alimentazione elettrica, perché il plasma indusse correnti elettriche nella crosta terrestre! Produsse anche aurore boreali visibili fino in Colombia, molto a sud, e aurore australi visibili fino nel Queensland, molto a nord. Se accadesse oggi, potrebbe mettere completamente fuori uso le nostre reti elettriche. Ecco perché è così importante continuare a studiare il Sole, per prevedere meglio se un evento simile potrebbe ripetersi.
Come possono gli ospiti delle crociere polari aumentare le probabilità di vedere l'aurora?
Becca: Il consiglio numero uno: visitate i poli nella stagione giusta! Durante l'estate polare il cielo è troppo luminoso per individuare l'aurora, anche quando è intensa. Nell'inverno polare il cielo resta buio per gran parte della giornata, il che, pur risultando un po' deprimente per alcuni, offre una splendida occasione per cacciare l'aurora a (quasi) tutte le ore. Quando è abbastanza buio da vederla, abbiate pazienza: l'aurora boreale spesso inizia come una foschia bianco-verde a nord, per poi prendere forma in archi e volute ben definiti. Se credete di scorgere un'aurora debole ma non ne siete sicuri, scattate una foto a lunga esposizione. Se la foschia risulta verde, allora è aurora!
C'è un fenomeno solare che ti piacerebbe far conoscere di più?
Becca: Vorrei che più persone capissero che le aurore boreali e quelle australi sono il risultato diretto dell'attività magnetica del Sole. Quando parlo delle aurore boreali nell'Artico, comincio sempre con una lezione sul Sole. All'inizio le persone potrebbero non cogliere subito la sua rilevanza, ma spero che la comprendano dopo aver scoperto il delicato legame Sole–Terra!
Inseguire la meraviglia, creare legami
Ti definisci una collezionista di rocce e un'appassionata di stelle: cosa ti attira quando viaggi?
Becca: Quando esploro nuovi luoghi, mi piace osservare la natura circostante e la cucina locale. La gestione del territorio e il cibo sono due degli elementi culturali più importanti che amo esplorare durante i viaggi.
Hai ricoperto il ruolo di astrofisica residente al Parco nazionale delle Badlands: cosa ti è piaciuto di più?
Becca: Adoro la combinazione tra stare all'aperto e riuscire comunque a insegnare. Chi non ama imparare sul cielo notturno sotto il cielo notturno stesso? Non c'è aula migliore dell'universo!
Qual è una domanda che vorresti che le persone ti facessero più spesso?
Becca: Mi sta molto a cuore chi è giovane e sta appena iniziando a costruire le proprie competenze e la propria carriera, quindi vorrei rispondere alla domanda: «Quali abilità di sopravvivenza hai imparato?». A questo risponderei: siate intenzionali nello sviluppare le vostre competenze e imparate a sfruttarle nelle situazioni migliori. Incontrerete ostacoli inattesi e dovrete essere creativi e flessibili per risolvere i problemi in modi nuovi. Per farlo, vi affiderete sia alle vostre competenze sia alla vostra rete di contatti. Fidatevi di voi stessi e degli altri: può portarvi lontano in quasi ogni situazione!
Cosa sorprende di più le persone quando iniziano a studiare il Sole?
Becca: Partiamo dalle basi: il Sole è una stella! Non è sempre intuitivo per tutti, perché non assomiglia alle stelle che brillano nel cielo notturno. Eppure il Sole è la stella attorno alla quale orbitano la Terra e gli altri pianeti. È molto più vicino a noi rispetto alle altre stelle, ed è per questo che illumina il cielo di giorno, quando la nostra parte di pianeta è rivolta verso di esso.
Se potessi invitare a un viaggio Swan Hellenic uno scienziato del passato, chi sceglieresti?
Becca: È ancora viva, ma inviterei la professoressa Dame Jocelyn Bell Burnell. Durante il suo dottorato ha scoperto stelle che pulsano rapidamente, chiamate pulsar, ma invece di essere riconosciuta come avrebbe meritato, il suo supervisore vinse il Premio Nobel per la Fisica nel 1974 proprio grazie a quella scoperta, un episodio tristemente famoso. Ho avuto modo di incontrarla una volta, quando ero studentessa universitaria, piena di dubbi e ansia per il mio futuro professionale, e lei mi ha offerto parole incoraggianti e sagge. Sarebbe bello averla con noi a bordo, per mostrarle a che cosa stiamo lavorando nella fisica solare, chi sono diventata come persona e come scienziata, e dirle che aveva ragione, naturalmente: tutto sarebbe andato bene.
Costellazioni e ricordi
Qual è la cosa più strana che porti nel tuo bagaglio da spedizione?
Becca: Durante le spedizioni porto sempre con me una sacchetta di erbe essiccate. Soprattutto, contiene alcuni fiori di erica norvegese («lyngblomst») che ho raccolto nel bosco. Sono ottimi per il tè quando mi sento poco bene, ma rappresentano anche un piccolo pezzo della mia seconda casa, che amo avere sempre con me.
Dove il cielo notturno ti ha tolto il fiato?
Becca: Vengo dall'emisfero boreale, ma lo ammetto volentieri: quello australe offre cieli notturni decisamente più belli. Dipende dall'angolo da cui osserviamo il nostro sistema galattico: il centro della Via Lattea è più spettacolare alle latitudini equatoriali, e le latitudini australi ci permettono di vedere due piccole galassie nane (chiamate Nubi di Magellano) che orbitano attorno alla Via Lattea. Le ho viste per la prima volta dal Nuovo Galles del Sud, in Australia.
Cosa ti entusiasma di più del tuo prossimo viaggio con Swan Hellenic?
Becca: Non vedo l'ora di tornare nell'Artico: mi sento davvero a casa al nord! Sono impaziente di incontrare i passeggeri e di aiutarli a scoprire l'incredibile ambiente che esploreremo. Pioggia o sole, ghiaccio o neve, l'Artico è un luogo davvero speciale e merita di essere apprezzato appieno.